Great British Beer Festival 2007
Giunto al suo trentessimo anno di vita, il Great British Beer Festival (GBBF) rimane di gran lunga la più importante rassegna al mondo di birra artigianale, anche se nessuna definizione è in grado di suggerire la reale portata di questa straordinaria manifestazione. Per l'appassionato il GBBF è un evento unico, immancabile, da provare almeno una volta.
Inutile sciorinare gli incredibili numeri del festival, basti sapere che ci sono centinaia di birre anglosassoni e una rappresentanza folta e qualitativamente eccelsa di prodotti stranieri, con immancabili chicche (dove bere Cantillon alla spina fuori dal Belgio?). L'offerta è così ampia che appena arrivati occorrono non meno di dieci minuti per orientarsi e comprendere l'organizzazione degli stand nella sconfinata arena dell'Earl Court Exhibition Center di Londra.
I "bar" (i grandi stand con una ventina di prodotti alla spina ciascuno) sono divisi per regione di provenienza o per tipologia e ospitano i prodotti di diverse aziende. Differente il discorso per i birrifici più grandi, che invece solitamente hanno degli stand dedicati con gran parte della propria linea a disposizione. Se ad essi si aggiungono il Bièr Sans Frontières (la zona dedicata al resto del Mondo), lo stand delle Real Ale in bottiglia e, perché no, le decine di sidri in degustazione, si comprende ben presto come qualsiasi mortale potrà solo assaggiare un piccolo campione di tutti i prodotti disponibili.
Con l'occasione di salutare due non meglio identificati soci DZR ingaggiati come volontari per il Bièr Sans Frontières, abbiamo cominciato i nostri assaggi con un apertiivo a base di Lambic e Kriek di Cantillon, che in verità mi hanno un po' deluso (soprattutto la seconda). Tantissime le birre straniere presenti, tra cui una rappresentanza di tutto rispetto dagli Stati Uniti, sulla quale ci siamo presto gettati provando una serie di prodotti inevitabilmente estremi, su tutti la fantastica Ruinator IPA della Stone. Interessanti anche alcune birre scandinave, una porter polacca e la Helles affumicata della Schlenkerla.
Rimanendo ancora fuori dall'Inghilterra, l'offerta scozzese non era molto ampia, ma di grande qualità: su tutte mi hanno entusiasmato la Goldihops della Kelburn e la Schiehallion della Harviestoun. Tra le birre che giocavano in casa, invece, abbiamo annotato come particolarmente piacevoli Crouch Vale Amarillo, Oscar Wilde e Maldon Gold della Mighty Oak, Summer This e TEA della Hogs Back, Brewsters Hophead, Bottle Rocket IPA (del birrificio Portsmouth, buona quanto aggressiva), Hobsons Mild, Gales Festival Mild della Fuller's, Darktribe Sternwheeler, Hophead Extra e Espresso della Dark Star.
L'esperienza al GBBF è stata fantastica, grazie ai tanti prodotti brassicoli a disposizione, ma anche grazie all'atmosfera unica, all'organizzazione perfetta che solo la capitale anglosassone può offrire, ai tanti eventi e stand collaterali che rendono la permanenza piacevole e varia. Ma soprattutto grazie ai tantissimi amici che abbiamo avuto la fortuna di incontrare alla manifestazione e che hanno alimentato quel particolare entusiasmo da appassionati che è continuamente avvertibile tra gli stand del GBBF.
Nella mia agenda di agosto 2008 sono già segnate le date della futura edizione come un appuntamento da non mancare. Spero di essere lì anche il prossimo anno...

